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Saturday, July 07, 2007

Scopriamo i cuochi Maltesi

Gabriele Zannatta discovers Maltese chefs in Italy's Il Giornale:

A Malta è tutta una questione di ombre. Ci sono quelle, immaginifiche, pennellate dal Caravaggio nella Decollazione del Battista, il dipinto acchiappa-turisti dell'arcipelago. Poi ci sono quelle su cui, specie ora, gli isolani si fiondano per cercar sollievo, automobilisti compresi, che invadono anche il senso di marcia opposto, e se poi fanno il frontale pazienza. Ma soprattutto c'è l'ombra da cui cuochi, vignaioli e artigiani del gusto vogliono sottrarsi per scintillare in Europa (ingresso a gennaio 2008) e far dimenticare quelli che per troppo tempo hanno pensato solo a fast-food o a pappette che non intralciassero le masticazioni degli anziani.

Ecco allora la ritirata progressiva di salse burrose e fish & chips, eredità di quasi due secoli di dominio inglese, a favore di olio d'oliva (importato ma si iniziano a piantare ulivi) e snack della tradizione più autentica comela ftira, pane da guarnire a piacere con patate, acciughe, pomodorini o il pastizzi, pasta sfoglia con ricotta di capra oppure puré di piselli locali. Per non dire di quella serie di dolci che scatenano le stesse acquoline di quando si cammina in un suk: ciambelle al miele qaqqa tal ghasel, kannoli con la kappa e gli imqaret, biscotti di datteri e spezie macinate che fanno gridare allo slurp. Il posto giusto per divorarli è l'aristocratico Caffè Cordina della capitale Valletta, in piazza Regina a un passo dalla cattedrale di San Giovanni: qui la gola è felice, come l'occhio che si posa sugli affreschi di quella che era la tesoreria dei Cavalieri di Malta...

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